Cena al buio esperienza sensoriale unica a Verona

candela che illumina il tavolo della cena al buio

Cena al buio, esperienza unica da vivere

Spegniamo la luce e accendiamo il nostro cuore

La cena al buio è un’esperienza sensoriale unica e indimenticabile che lascia il segno. Significa cenare in un ambiente completamente oscurato che non permette, quindi, di vedere cosa si ha nel piatto. E’ una sensazione speciale quella di trovarsi senza la vista per il tempo di una cena. Un modo per riscoprire i nostri sensi, per approcciarsi al cibo e al gusto in maniera più profonda e consapevole. Ve ne parlo in questo articolo perchè insieme alle persone dell’Unione dei ciechi ed ipovedenti di Verona abbiamo organizzato delle cene al buio.

Cenare al buio – cosa significa

Cenare al buio vuol dire mettere da parte tutto l’aspetto non verbale ed estetico a cui diamo sempre più spesso importanza. Ma anche ritornare a toccare il cibo. Cosa che purtroppo non facciamo più, troppo concentrati a “non toccare” e “non portare” cibo alla bocca. Sempre più spesso sentiamo genitori dire ai propri figli: “Non toccare niente”, così che non gli è concesso di conoscere le forme e le consistenze. Durante una cena al buio, invece, ci si affida molto al tatto, con supporto di tutti gli altri sensi, per scoprire cosa ci ha messo nel piatto lo chef.

La vista a volte è subdola e gioca sporco. Ci porta a giudicare anzi tempo e non ci lascia liberi di conoscere le persone per quello che sono veramente. Cenare senza vedere chi ci sta davanti permette di dialogare senza inibizioni e sentirsi più sciolti.

Cena al buio – paure inziali

Vale la pena, credetemi, provare a vivere l’esperienza di una cena al buio.
Affrontati i timori iniziali che, giustamente, si fanno sentire davanti ad una situazione del tutto nuova, piano piano sarà più facile lasciarsi andare e rilassarsi. Gli ospiti sono all’oscuro del menù che scoprono una volta che portano il cibo alla bocca e alle persone non vedenti è dato il compito di servire ai tavoli come veri professionisti della ristorazione.

Più di tante parole credo che il modo migliore per descrivere l’esperienza di una cena al buio sia ascoltare la testimonianza di chi ha partecipato. E capire, direttamente dalla voce delle persone non vedenti – abili camerieri per una sera – cosa significa condividere con gli altri parte della loro vita.

Cane guida fedele compagno del non vedente

Spero di avervi emozionato e soprattutto dato spunti su cui riflettere raccontando cos’è la cena al buio.
Prima di chiudere, però, vorrei che leggeste questa breve storia. Punto di vista del braccio destro del non vedente: il suo cane guida. Leggetelo perchè è davvero molto interessante; a tratti illuminante, direi!

Sono un cane guida ...

«Sono un cane guida e voglio raccontarti in che modo devi agire quando mi incontri in compagnia del mio padrone cieco.
In quanto cane guida, sono un cane da lavoro e non costituisco una mascotte.
Devo essere rispettato nella mia funzione di guida e fedele compagno del mio padrone.»

cena al buio cane guida per chiechi un mondo senza luce
Alcuni consigli su come comportarsi quando si incontra un cane guida


«Quando guido il mio compagno sto lavorando e mi è stato insegnato a concentrarmi mentre svolgo il mio compito. Sono responsabile della mia vita e di quella del mio amico umano.
Svolgo un compito estremamente complesso in quanto in alcuni momenti dalla mia attenzione e dalla mia capacità di concentrazione può dipendere addirittura la mia vita e quella del mio conduttore. Ragion per cui il non vedente ha il dovere di correggermi quando commetto degli errori che potrebbero risultare fatali.
Siete dunque pregati di non intervenire e non umiliare la persona cieca accusandola di maltrattamento nei miei confronti.

Per favore, non toccarmi o accarezzarmi quando mi incontri mentre sto lavorando, cioè con i finimenti per la guida; questo significherebbe distrarmi dalla mia missione.
Se hai un cane, per favore tienilo sotto controllo, evitando che possa causare un incidente quando passa vicino a me e al mio padrone che accompagno.

Non offrirmi dolci o altri alimenti; il mio compagno bipede si incarica con cura della mia alimentazione in modo responsabile e con affetto; sono ben nutrito e ho orari prefissati per mangiare.

Quando ti rivolgi ad una persona cieca che si fa accompagnare da un semplice cane guida come me, parla direttamente con la persona e non con me.
Non toccare mai la mia guida; è solo per il mio padrone cieco che io accompagno.

Io come cane guida sono abituato a viaggiare su qualsiasi mezzo di trasporto e mi sdraio ai piedi del mio padrone cieco senza dare fastidio ai passeggeri. In virtù del mio rigoroso addestramento, sono abituato e ho il diritto di accedere e restare in qualsiasi tipo di edificio, sia sanitario che commerciale, come ristoranti o altri locali come supermercati, bar, cinema, teatri, luoghi di studio o di lavoro…, senza provocare alterazioni nel funzionamento dei medesimi e senza causare fastidi al personale o al pubblico.

Un gruppo di persone ferme al centro di un marciapiede, disposte in modo da rendere impossibile il mio passaggio e della persona che guido, dovrebbe, nel momento in cui si accorge del nostro sopraggiungere, spostarsi in modo da darci la possibilità di passare.
Macchine e motorini parcheggiati sui marciapiedi costituiscono un ostacolo insormontabile per la coppia cieco-cane che può essere costretta per questi atti di inciviltà a deviare il proprio percorso scendendo dal marciapiede.»

Una bellissima notizia

Sono particolarmente felice di essere stata scelta dall’Unione dei ciechi ed ipovedenti di Verona a partecipare al prossimo Vinitaly – il salone internazionale del vino e dei distillati – dove faremo provare a selezionati partecipanti la sensazione di una degustazione di vini al buio.