Diego Galdino barista scrittore

Diego Galdino barista scrittore Silla e Pepe

Diego Galdino barista scrittore

Scala le classifiche dei best seller

Diego Galdino, il barista scrittore che emoziona con i suoi caffè.

Quando mi è capitato per le mani il romanzo dello scrittore romano Diego Galdino è scattata subito una scintilla e il desiderio di parlarvene.
Perchè quando una cosa mi piace e nello stesso tempo rievoca ricordi indelebili, è una storia che vale la pena di essere raccontata.

Parliamo di libri e caffè: un connubio che a molti forse non dice nulla. Ma che a me suggerisce un rituale che dona relax e pace.

E’ chiaro fin da subito che non sarà una comune recensione di libri (anche perchè non sono stata pagata per questo) ma parlerò dei romanzi di Diego Galdino da food blogger. Da amante quale sono di cibo, in particolar modo del mondo del caffè e tutto ciò che sta dentro ad una tazzina.
E da figlia di baristi vi posso assicurare, c’è davvero un universo da scoprire.

Al tavolo con Diego Galdino

Diego Galdino nasce barista, e poi in seguito scopre la passione per la scrittura. Si può dire che sia nato proprio dentro al bar perchè, come racconta lui stesso, alla madre si ruppero le acque quando stava lavorando al bancone del bar di famiglia.

La sua è una generazione di baristi: prima di lui i genitori gestivano il bar nel centro di Roma.
Ma se vi state chiedendo chi è Diego Galdino, è un giovanotto romano che oltre a servire i suoi clienti ogni giorno dalle 5 del mattino, ha trovato il modo di trasformare la sua conoscenza del caffè in letteratura. E sono nati libri che presto hanno scalato i vertici delle classifiche diventando subito dei best seller da leggere.

Molti di voi lo conosceranno già e avranno già letto i suoi romanzi.
A me ha colpito molto la predisposizione con cui affronta il lavoro di barista al quale affianca quello di scrittore.

L’amore che mette nel miscelare gli ingredienti per creare il corroborante più energico e creativo a base di caffè.
Ma anche il significato più nascosto che un caffè sa custodire, che solo chi nel bar ci è nato e vissuto può capire.

Il primo caffè del mattino

Il primo caffè del mattino” è il romanzo d’esordio e primo che io ho letto di Diego Galdino.
Al quale ha subito fatto seguito : “L’ultimo caffè della sera” quasi a voler chiudere quel cerchio rimasto aperto con il primo romanzo.

Con una narrazione limpida e discorsiva lo scrittore ci prende per mano e ci invita a varcare la soglia del Bar Tiberi in piazza Santa Maria in Trastevere dove Massimo prepara i più buoni caffè di Roma.
Non c’è cornice più emozionante per far crescere la propria storia. Se avessi un bar lo vorrei proprio lì.

Qui, prima della storia d’amore tra Massimo e la ragazza venuta da Parigi che entra improvvisamente nel suo locale, c’è tutto il mondo da scoprire. Quello che vive dentro al Bar Tiberi. Persone che diventano presto personaggi sul grande palcoscenico della vita.

L’idraulico insonne che puntualmente racconta la sua lotta con pecore che non vogliono dormire; il parrucchiere, custode per antonomasia dei segreti più reconditi del quartire, la fioraia e il milanese trapiantato.

I miei ricordi

Un racconto fatto di storie e personaggi che ti si fissano nella mente perchè caratteristici. Soprannomi, gusti e manie che il barista conosce ormai a memoria.

Diego Galdino con la sua scrittura mi riporta lentamente indietro nel tempo a quando muovevo i primi passi all’interno del bar dei miei genitori fino ai ricordi di quando anch’io prendevo possesso del bancone qualche anno più grande.

Mi ritrovo a rivivere quel rituale dell’apertura del bar al mattino come il protagonista e il barista scrittore Diego Galdino fanno ogni giorno. In quei pochi minuti nel silenzio assoluto rotto soltanto dal ronzio dei frigoriferi hai la possibilità di concentrarti su te stesso e fare un pò un bilancio della tua vita o della giornata che sarà.

Poi si inizia con le solite attività che ormai fai in automatico: l’accensione delle luci, il caricamento della lavastoviglie, il primo caffè che butti via e il secondo che bevi tu per sentire se è buono.

E poi arrivano i primi clienti. Come Diego Galdino descrive attraverso gli occhi di Massimo, sai già chi entra per primo e chi gli farà seguito perchè il bar diventa una grande famiglia. E come nelle grandi famiglie si litiga, si ama, ci si prende in giro, ma alla fine si fa pace e si sopporta.

Silla Fregona con il papà Eugenio nel loro bar, Diego Galdino
Silla e il papà Eugenio all'interno del loro bar

Nei suoi libri Diego Galdino parla della vita con sensibilità d’animo evidenziando non solo le cose belle ma anche quelle più difficili da affrontare e che in qualche modo ti segnano.

Sa rendere speciale una location apparentemente anonima come un bar dipingendo le sfumature di una galassia di persone tutte diverse tra loro.Ed è questo che ho apprezzato del suo modo di scrivere.

 

L’ultimo caffè della sera

Un romanzo che ti insegna che nella vita non basta una sola opportunità per essere felice. A volte ne servono due come i caffè di Massimo. Il primo del mattino e l’ultimo della sera.

Questa storia si intreccia alla mia perchè Mina, la ragazza di cui Massimo si innamora, viene da Verona come me. E i suoi genitori lavorano nella redazione di un giornale locale come sto facendo io.

Tutto il resto non ve lo svelo sennò che gusto c’è a leggere il libro?
Vi posso dire che anche in questo romanzo non è amore assoluto ma come accade nella vita si inseriscono varie dinamiche e ritornano persone che possono destabilizzare il rapporto di una coppia.

Se le storie dei libri di Diego Galdino sono frutto della sua creatività, la vita del bar è reale. Mi sono ritrovata in tanti aspetti descritti e nei clienti che ogni giorno lo animano. Nelle tante ore passate in piedi dietro un bancone ad ascoltare. Perchè questo il barista fa prima di tutto: ti accoglie nel suo locale, ti coccola con un buon caffè, ti fa sentire per un attimo il protagonista indiscusso.

Persino nella difficoltà di prepare un ottimo cappuccino mi sono rivista. Gestire la schiuma del latte non è per niente banale. E io, dopo tanti anni, credo di non aver mai imparato a fare bene!

Ma una cosa devo riconoscere: la pazienza per lavorare in un bar deve essere nel tuo DNA altrimenti non arrivi nemmeno al caffè della sera. In questo ho avuto un grande esempio da mamma Emanuela e papà Chicco che hanno ascoltato e servito i loro clienti per decenni.

 

Un buon caffè

Con questo post mi auguro di aver raggiunto il mio scopo. Farvi innamorare del caffè, dei romanzi di Diego Galdino, di Roma e di tutti i/le baristi/e.
Un pò ambizioso, forse, ma di stimolo per la prossima volta che entrerete al bar per ordinare un caffè.

Ricordatevi che c’è un mondo dentro una tazzina di porcellana. E se ordinate un caffè, fatelo con un sorriso!

L’amore per il cibo e la letteratura si sviluppa anche attraverso un altro romanzo che ho letto, “Il club delle ricette segrete”, da cui ho tratto la ricetta dei muffin matemateci. Leggete l’articolo e provate a fare la ricetta

I muffin matemateci del club delle ricette segrete