tradizione veronese: scopriamo a cosa servivano gli iris

Iris tradizione veronese

Tradizione veronese: scopriamo a cosa servivano gli iris

Un tempo fonte di reddito per le famiglie di Verona

Il territorio veronese vanta tradizioni antiche che si tramandano da decenni. Una in particolare mi ha colpito molto, anche se non si tratta di cibo ve la voglio raccontare perchè è uno spaccato di vita delle campagne veronesi.
Sto parlando della tradizione veronese degli iris, perchè un tempo i giaggoli erano fonte di reddito per molte famiglie. Gli iris sono dei fiori delicati dai colori vivaci.
La famiglia delle iridacee, a cui appartengono, comprende molte specie. I fiori di iris vengono chiamati anche “giaggioli” e si caratterizzano per avere i petali esterni ripiegati verso il basso. Nel veronese c’è una zona che negli anni passati ha visto svilupparsi la tradizione della lavorazione dei tuberi di iris blu, chiamati “riossi“, alla base del mercato del giaggiolo per il nord Italia.

Iris tradizione veronese

Iris tradizione della campagna veronese

Campiano è una frazione del paese di Cazzano di Tramigna (Cassàn de Tramea in dialetto veneto). La Val Tramigna, dove è ubicato Cazzano, si trova ad est di Verona, in una zona contornata da morbide colline che vengono principalmente coltivate a ciliegi e olivi. Stupendo fare passeggiate in questa terra: in primavera potete assistere alla fioritura dei ciliegi con un tripudio di fiori e profumi. Poco distante da qui si trova il borgo medievale di Soave: uno scrigno di infinita bellezza. Famoso non soltanto per il suo tipico castello ma anche per il vino Soave Doc, assolutamente da assaggiare.

Iris, detti Giadoi

I giaggioli – “giadoi” come vengono chiamati in dialetto i fiori di iris – un tempo ricoprivano la collina dove si trova Campiano di un colore blu e un profumo intenso. Rifiorivano ovunque anche sotto gli alberi di ciliegi, ai bordi delle stradine.
E’ qui che per opera di due commercianti Gino Rocca e Ottavio Colognato , racconta la mia amica Gina, figlia di Gino, si è sviluppata questa attività basata sulla coltivazione, lavorazione e mercato del giaggiolo. Operazione che coinvolgeva molte famiglie contadine e a cui si dedicavano prevalentemente donne e bambini.

Il racconto di chi lavorava gli iris


«Le famiglie in campagna prelevavano i tuberi di iris dalla terra e li ripulivano dalle radici. Operazione che di solito facevamo noi bambini utilizzando un coltellino speciale fatto a forma di punto di domanda. Successivamente li spellavamo, e una volta puliti in acqua, li mettevamo ad asciugare su delle assi di legno o vecchie lettiere.
Alla sera si ultimava la procedura. Con uno spago, detto “gaeta” in dialetto, infilavamo i tuberi come perle di una collana in questi spaghi. Alla fine dell’operazione i nostri genitori o i fratelli più grandi appendevano i festoni lunghi un metro e mezzo sui muri delle case ad essicare».

«Ricordo che da bambina vedevo mio padre che li appendeva sul solaio e sentivo un profumo intenso quasi nauseabondo che mi dava fastidio. E così anche nelle case dei nostri vicini. Una volta ben asciutti mio papà li infilava dentro a sacchi di juta per rivenderli. Era lui che si adoperava per la raccolta dalle famiglie delle frazioni vicine e li rivendeva ad un commerciante che passava con un vecchio camion».
Il trasportarore li portava a Milano per confezionare prodotti di cosmetica, articoli in lattice, profumi.

Ai giorni nostri…

Ora è difficile trovare famiglie che si occupano di questa attività perchè l’industria ha preferito altri mercati economicamente più redditizi ma gli iris restano una tradizione veronese da ricordare e tramandare come patrimonio culturale e testimonianza della vita contadina di un tempo.
Ogni anno nel mese di maggio si tiene una festa per conservare la memoria dei riossi che hanno sfamato molte famiglie in tempi non tanto remoti.

tuberi di iris