Storia e natura sotto le pale di San Martino

storia e natura sotto le pale di S. Martino

Storia e natura sotto le pale di San Martino

La meraviglia delle Dolomiti

Dove siamo

Eccezionale belvedere sulle Pale di San Martino che ci permette di godere non solo delle bellezze della natura che lasciano estasiati ma anche conoscere un pezzo di storia che ci riguarda e che ha visto questi luoghi protagonisti della Prima Guerra Mondiale.
Monte Castellazzo gode di una posizione panoramica mozzafiato, sopra Passo Rolle in Trentino, raggiungibile da vari versanti attraverso sentieri che si inerpicano fino alla vetta da cui possiamo osservare a 360° la meraviglia delle Dolomiti.
Qui l’aria è frizzante, la vista si perde nel paesaggio che la circonda e le Pale di San Martino sono così vicine che sembra quasi di toccarle.

panorama delle Pale di San Martino da Baita Segantini
La storia del luogo

L’ascesa al Monte Castellazzo da Passo Rolle affiancando Baita Segantini accompagnati dallo splendido scenario delle Pale di San Martino è un museo della guerra a cielo aperto. Testimonianza della Prima Guerra Mondiale, roccaforte italiana in un territorio che era occupato dagli austriaci.
Siamo all’interno del parco di Paneveggio, giardino delle Pale di San Martino. a 2333 metri slm. Qui si possono ancora vedere i resti di gallerie, trincee e grotte scavate dai nostri soldati tra il 1915 e 1918.

Il particolare.

Lungo il percorso che porta alla vetta del monte si possono osservare piccole grotte scavate nella roccia. Dette “stoli” in dialetto locale, sono delle nicchie che servivano ai soldati per rifugiarsi con munizioni e viveri senza essere visti e al contempo osservare il comportamento dell’avversario. Dovevano anche essere facilmente raggiungibili in caso di emergenza.

gli stoli del Monte Castellazzo sulle pale di San Martino
Cristo Pensante

Arrivati in vetta al monte Castellazzo attraverso un trekking sui sentieri incorniciati dalle Pale di San Martino la vista viene rapita da un panorama mozzafiato che lascia a bocca aperta. Le Pale si stagliano verso il cielo con tutta la loro immensità. Ci si siede ad ammirare il paesaggio ma anche a riflettere sotto la statua del Cristo Pensante.

Il Cristo Pensante è una statua scolpita da Paolo Lauton, ricavato da un blocco di marmo bianco di Predazzo, la Predazzite mista Pencatite e pesa oltre 20 quintali. Rappresenta Gesù, sceso dalla croce che seduto su di una roccia sta pensando. Pensate che la corona di spine è stata confezionata con il filo spinato della Grande Guerra. La grande croce al suo fianco, invece, è fatta di cortèn, il ferro che diventa arrugginito ed è stata disegnata e costruita da Pierpaolo Dellantonio, su una prima bozza di Claudio Delvai.

Il 16 giugno 2009, grazie all’interessamento del Generale Carlo Valentino e del presidente del Cai Annibale Salsa,  con una grande e precisa operazione dell’esercito italiano coordinata dal Maggiore Zefferino Di Prospero, il Chinoock, la fortezza volante dell’esercito posa il Cristo Pensante ai 2333 metri del monte Castellazzo. Si da così il via ufficialmente al Trekking del Cristo Pensante. Un’opportunità per chi vuole riflettere e godere camminando della meraviglia della natura.

``Trova il tempo per pregare, trova il tempo per riflettere, trova il tempo per sorridere``

Sentieri nel parco di Paneveggio sulle Pale di San Martino

Il sentiero che io ho percorso quest’estate per salire al Monte Castellazzo partiva da Passo Rolle e toccava Baita Segantini prima di inerpicarsi.
La splendida veduta che circonda la baita è tra le più suggestive. Estasiata e senza parole davanti all’immensità della natura non mi resta altro che ascoltare il mio cuore e aprire l’anima per farvi entrare tanta bellezza.

Baita Segantini e sullo sfondo le pale di San Martino

Baita Segantini si trova a 2170 metri e si raggiunge da passo Rolle con una passeggiata non impegnativa. Un trekking emozionante per lo scenario che si ammira una volta raggiunta la terrazza della baita. Uno dei luoghi più fotografati e affascinanti di tutto il Trentino dove vi consiglio di andare prima o poi.

Pensate che la baita non fu subito eretta in questo luogo. L’artista che la costruì, Alfredo Paluselli, che qui visse in solitudine per 35 anni la ricavò da un antico tabià  che poi smontò per trasportarlo e ricostruire nel luogo dove sorge ora.

Paluselli dovette anche preoccuparsi di tracciare con badile e piccone la strada che oggi sale alla baita perchè non esisteva un vero sentiero.
A lui dobbiamo quindi l’origine di questo luogo che oltre ad emozionarci ci fa gustare ottimi piatti.

Tutto questo giro di parole per arrivare al cibo. Del resto come si fa a non parlare di tutto quello che si gusta in montagna?

Trovo straordinari i piatti che qui preparano con ingredienti semplici ed essenziali, mai più di 2/3 ma che assumono un sapore unico. A parte che ti viene fame solo a guardarli, dopo 4/5 ore di cammino te li mangeresti con gli occhi.
Il piatto che vedete è il must del menù del montanaro: polenta e funghi. E durante le mie passeggiate ho visto comparire i primi porcini nei cestini dei raccoglitori di funghi.



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